Nuova cassa di solidarietà NO TAV Milano!

Posted: gennaio 31st, 2013 | Author: | Filed under: General | No Comments »

solidarietànotav3


21 Novembre – Parte il processo, continua la lotta

Posted: novembre 19th, 2012 | Author: | Filed under: General | No Comments »

 

VERSO IL PROCESSO AL MOVIMENTO NO TAV

SPUNTI PER UNA DISCUSSIONE COMUNE

GLI ARRESTI del 26 gennaio hanno inteso depoliticizzare le giornate di lotta del 27 giugno e 3 luglio, riducendone la portata a un nugolo di sassi piovuto sulla polizia. L’inchiesta costituisce un vero e proprio attacco politico al movimento No TAV per cercare di dividerlo, per estrapolare queste giornate da quella che si vorrebbe spacciare come una legittima-purché-pacifica-forma-di-dissenso.

Il tentativo di divisione tra buoni e cattivi, tra valligiani e forestieri, tra pratiche accettate e gesti illegali non è però riuscito. E se non funziona la favola degli infiltrati nel movimento è il movimento stesso a diventare un pericolo che si insinua altrove, come a Roma al corteo della Fiom o a Ravenna nei comitati contro la CMC.

LE CAUTE dichiarazioni di Caselli, che sembrano voler difendere il movimento dall’infiltrazione dei “violenti”, stridono con le parole del Pm tese a descrivere un’organizzazione criminale che vive al di fuori della legalità, istituendo luoghi e momenti di sovversione dell’ordinamento democratico dove polizia e autorità non sono gradite. Queste letture dei fatti apparentemente contraddittorie, in realtà, partecipano d’un principio d’accumulazione in cui i vari strumenti giuridici, dalla maxi-inchiesta al foglio di via, si sommano l’uno con l’altro in un continuum di sperimentazione “creativa” del diritto e  d’implementazione repressiva. Ogni mezzo diventa allora lecito per cercare di annientare un movimento che nel tempo è andato imparando a reagire, fino a riuscire a ribaltare gli attacchi subiti.

 

IL RUOLO DELLA STAMPA

LA STAMPA ha avuto un ruolo di rilievo nella vicenda degli arresti. Le foto apparse sui giornali hanno contribuito alla costruzione delle cosiddette prove materiali contro il movimento. Il lavoro dei fotografi, nascosti tra i boschi dell’area archeologica o dietro le camionette, ha agevolato l’identificazione dei No TAV. Buona o cattiva fede, malandrini o sventati, preterintenzionale o premeditato, poco importa: direttamente complici della polizia oppure fermati e perquisiti sul finire della manifestazione, i fotografi si son ritrovati a fare le veci della “scientifica”, fornendo i tasselli mancanti alla ricostruzione poliziesca degli eventi.

SE LE FOTO fanno danno, gli articoli dei giornalisti sono una autentica maledizione. Accumulando centinaia di notizie strumentali, infondate e contraddittorie, le redazioni (di giornali sia di destra che di sinistra) hanno scatenato una campagna di criminalizzazione della lotta. Criminalizzazione non solo morale, ma anche penale; di fatto, hanno costruito le prove ideologiche dell’attacco al movimento.

LA STAMPA si è abbandonata a una fantasmagorica accumulazione del falso. Poiché vi sono novità ogni giorno, e poiché le smentite di ieri non hanno influenza alcuna sulle novità di oggi e di domani, la stampa può giustapporre tutto ciò che dice da un giorno all’altro, senza temere alcuna contraddizione. Il “condizionale” permette infatti di riunire e moltiplicare tutto, in una cattiva infinità discorsiva. Il movimento, infiltrato dal black bloc come organizzazione paramilitare internazionale, talvolta se ne serve come strumento offensivo. Il movimento ostaggio dei violenti e, allo stesso tempo, i violenti ostaggio del movimento. Gli attacchi al cantiere appartengono allo stesso “humus, brodo di coltura, matrice culturale di chi ha sparato ad Adinolfi”. La pressione esercitata sui responsabili della militarizzazione qualifica i No TAV “a metà tra mafiosi e fascisti” in quanto “di mafiosi e fascisti utilizzano anche i metodi, spesso intimidatori”. La stampa non ha scrupoli nel propalare i teoremi istituzionali relativi al movimento: appare dunque che Giorgio Rossetto, “vera mente militare”, viene sostituito in seguito agli arresti “dall’anarchico di Rovereto Massimo Passamani, trasferito in Valle armi e bagagli per colmare quel vuoto”.

SI POTREBBE continuare ancora a lungo. Di fatto, comparendo su testate ufficiali, ogni elemento in questa accumulazione del falso compone una sorta di verità ideologica contro il movimento, e permette alla polizia di mascherare i vuoti dei suoi dossier. Nei meccanismi della contro-insurrezione, polizia e magistratura non funzionano senza un piano operativo della stampa, nel quale tutti i giornali turano le falle dell’inchiesta e del diritto.

 

VIOLENTI

IN QUESTO PROCESSO, l’accusa ha conferito particolare centralità a un elemento più che agli altri: il lancio di sassi. Lo si nota non solo dalle foto pubblicate sui giornali, ma anche sfogliando le pagine dell’inchiesta. A lato del lungo elenco di referti medici dei reparti di polizia, quasi tutti gli imputati sono identificati nell’atto di scagliare una pietra. Alla luce dell’esperienza accumulata nelle ultime fasi della lotta, è evidente che tirare pietre non è molto più offensivo di altri gesti, come tagliare le recinzioni, aprire varchi nel muro, abbattere i fari di illuminazione del cantiere. Nonostante ciò, la pietra lanciata porta con sé un immaginario decisamente più forte. E’ un gesto che riprende ed echeggia le lotte di ogni tempo e di ogni luogo. Dal momento che la polizia dispone di un arsenale d’offesa fisica estremamente forte e sempre più spesso letale, una sassaiola è qualcosa di appena sufficiente a difendersi. Chiunque, anche all’ultimo secondo, può affidarsi a ciò che trova per terra, a portata di mano, piuttosto che soccombere. Un gesto scontato in situazione di pericolo, che rompe con il monopolio della violenza da parte dello Stato. La criminalizzazione della violenza nasconde un’altra evidenza: che siamo noi ad aver toccato la possibilità della morte, non loro.

MA LE PIETRE scagliate non hanno solo cercato di impedire le mosse della polizia o di rispondere in qualche modo ai lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo. Dalle barricate della Libera Repubblica della Maddalena proviene l’eco di una domanda inattesa e inaudita nel movimento No TAV, la domanda nascosta in quelle pietre che volano, l’ipotesi proibita nella democrazia: è giusto il modo in cui le persone vivono insieme questo mondo? Non è un caso, per esempio, se quel campeggio evocava nel nome che si era scelto le libere repubbliche partigiane. Ciò anticipava una delle cose che il movimento racchiude in potenza: l’idea che si possa vivere senza essere governati. Dietro ogni barricata l’assenza della polizia è una posizione: si vive senza separazioni, in comune. In ogni pietra scagliata c’è una fremente attesa, l’aspettativa di interrompere l’avanzata degli sbirri, spediti come truppe coloniali a ristabilire il governo laddove i nostri legami lo sostituiscono con l’autonomia, l’autogestione, la reciprocità.

 

APPELLO A UNA SOLIDARIETÀ POLITICA

CON LE SACROSANTE ragioni No TAV, il movimento si è sempre opposto a quest’opera devastante, cercando una solidarietà d’opinione, un consenso pubblico o meglio un dissenso verso l’esecutivo di turno. Ora l’attacco, anche tramite questo processo, è compattamente politico; e noi chiediamo una solidarietà anch’essa politica. Questo, ci teniamo a specificare, non vuol dire identificarsi politicamente, stabilire un’identità o una stretta affinità politica nella costituzione di un fronte, una linea comune “No TAV”. Si tratta di riconoscere le possibilità che il movimento No TAV apre ogniqualvolta si mette in gioco; riconoscere queste possibilità anche quando ci si trova sotto attacco in tribunale, affinché non diventi il momento di un’estrema difesa che anticipa una sconfitta. Ci dovremmo rivolgere a tutti coloro che subiscono gli effetti più pesanti della crisi, a coloro che non credono più nella politica istituzionale e che in massa disertano le urne, a tutti quelli che per volontà o necessità saranno condotti a un’aspra resa dei conti con il presente. SOLIDARIETÀ POLITICA non è testimonianza dei legami di lotta. Quelli sono già un’evidenza. Il senso di quest’appello è la condivisione del momento storico. Vuol dire non solo riconoscere i motivi specifici per cui la polizia ha fatto irruzione nelle nostre case, perquisito amici e parenti, arrestato noi e i nostri compagni; ma anche la valenza universale della posta in gioco di questo processo e di questa lotta.

 

IL PROCESSO È PARTE DELLA LOTTA NO TAV

GLI ATTACCHI al movimento sono più incisivi in uno spazio chiuso e separato dalla mobilitazione. Il tribunale allestisce questo tipo di terreno. Si è trascinati nel luogo più ostile, dove è la repressione a scandire i tempi e le regole. Ma intravediamo una breccia in questo meccanismo: il fatto che si voglia portare alla sbarra un movimento che non solo non è morto, ma che ha ben dimostrato di essere in grado di dettare tempi e forme di conflitto, presso la Clarea come in tutta Italia, anche attraverso i legami con altre lotte. Una differenza di rilievo rispetto a tutti quei processi celebrati ad anni di distanza dalla fine dei movimenti, e che pertanto si rivelano un autentico disastro per chi li subisce.

LA POSSIBILITÀ che si presenta è duplice: da una parte un attacco politico forte può essere rovesciato in un’occasione per rafforzare la lotta, non tanto all’interno del tribunale quanto al di fuori di esso, tramite una mobilitazione capace di far saltare la separazione tra il terreno della lotta e il teatro della repressione. D’altra parte, è l’occasione per dotarsi degli strumenti necessari, materiali e concettuali, per aggirare gli ostacoli che si frappongono tra la volontà e la capacità di realizzarsi, tra la lotta e le sue potenzialità, tra noi e la vita che desideriamo.


CASSA NO TAV

Posted: ottobre 11th, 2012 | Author: | Filed under: General | Tags: , , , , , , , , , , | No Comments »

Solidarietà politica non è solo la testimonianza dei legami di lotta. Quelli sono già un’evidenza, e non solo da questa parte della barricata. Il senso di una chiamata a sostegno dei compagni è la condivisione del momento storico.

Vuol dire riconoscere i motivi per cui la polizia ha fatto irruzione nelle nostre case, perquisito amici e parenti, arrestato noi e i nostri compagni.

Solidarietà politica è la costruzione di una posizione. Dietro le barricate della Libera repub

blica della Maddalena, l’assenza della polizia era la posizione che ci univa: si viveva senza separazioni, mettendo in comune forze, mezzi, conoscenze, intuizioni, sogni, affetti. In ogni pietra scagliata si è cercato di interrompere l’avanzata della polizia, spedita a ristabilire il governo laddove i nostri legami lo sostituivano in autonomia.

Ora, a sostegno dei compagni sotto processo, ci vuole lo spirito di quelle giornate. Tramite la solidarietà coltiviamo, fin nei gesti più semplici, l’ipotesi proibita nella democrazia reale: un mondo senza polizia.

NOTAV FUORI DALLE GALERE!

N. POSTEPAY 4023600627051867 -
ROSANGELA CANDELA-
C.F. CNDRNG82M64H501M


Un anno dopo, la valle non si arresta, la lotta non si ferma

Posted: giugno 22nd, 2012 | Author: | Filed under: General | No Comments »


Processo No TAV: una proposta da parte di alcuni imputati di Milano

Posted: giugno 22nd, 2012 | Author: | Filed under: General, Milano, Testi | No Comments »

Il documento seguente è stato inviato a tutti gli imputati del processo No TAV

L’operazione giudiziaria del 26 gennaio scorso, secondo le parole del procuratore capo di Torino Caselli, ha voluto colpire dei singoli fatti delittuosi e non il movimento No Tav nel suo insieme. Il reale tentativo è stato quello di isolare dal proprio contesto i fatti del 27 giugno e del 3 luglio, depoliticizzare quelle giornate, colpendo chiunque si trovasse fisicamente ad affrontare la polizia per difendere la Libera Repubblica della Maddalena prima e per cercare di riprenderla poi.

Portare la valle in città”

La solidarietà agli arrestati si è diffusa in tutta Italia confermando che la lotta No Tav non è solamente una lotta locale, ma trae la sua forza dal collegamento e dalla vicinanza con le altre lotte.

Il movimento No Tav ha assunto la questione repressiva come già aveva fatto dopo il 3 luglio, quando una campagna mediatica si era scatenata per costruire l’identikit del black bloc sbarcato in Val Susa per attaccare la polizia.

Il “siamo tutti black bloc” seguito dal “si parte e si torna insieme” da semplici slogan sono diventate pratiche e modalità condivise. Così anche nella fase processuale, momento particolarmente delicato, è necessario che si rivelino in tutta la loro forza, in quanto patrimonio collettivo.

Il fatto che la maggior parte degli arrestati non fossero abitanti della Val Susa ha provocato l’effetto opposto rispetto a ciò che si auspicavano i magistrati. Dopo gli arresti sono state innumerevoli le azioni di solidarietà diffuse in tutta la penisola e oltre, dai blocchi stradali alle occupazioni di stazioni, passando per i benefit e gli incontri pubblici a sostegno della lotta. Il collegamento del movimento No Tav con il resto del paese si è reso ancora più evidente, ancora più intenso.

Il processo è parte della lotta No Tav

Non sono solo la vicinanza e la solidarietà attiva agli arrestati a fare del processo una parte della lotta No Tav. E’ necessaria un’assunzione da parte di tutti, un’elaborazione comune delle pratiche e delle parole giuste per affrontare ogni fase processuale. Serve un collegamento tra i momenti giuridici, che si reggono su un terreno a noi ostile, e il ritmo della lotta stessa. L’intensità raggiunta con le esperienze vissute durante le varie fasi della lotta costituisce una risorsa preziosa che non possiamo permetterci di disperdere.

Mentre il processo inizierà il 6 luglio, un campeggio sarà già presente in valle, creando un spazio d’incontro dove intensificare i legami già esistenti e conoscere nuovi compagni. La circolazione tra questi due ed altri momenti sarà un’occasione per rafforzare il movimento e trasformare l’operazione repressiva, lanciata dalla magistratura, in un boomerang che le si rivolga contro.

Subire un arresto, dover passare mesi in carcere, sentire la mancanza di un compagno, un amico indispensabile per la lotta ha un peso enorme sulla forza del singolo e della collettività che gli è vicino. D’altra parte sono i momenti difficili a svelare quanto di politico nasconde un’amicizia, quanto è forte e indissolubile prendere dei rischi insieme, stringersi per non sentirsi soli a subire la repressione. Il volto del potere non assume i tratti di un’astratta figura che dirige e impone dall’alto, come un moderno Leviatano, ma è qualcosa di molto più familiare fatto di funzionari che ci negano permessi, poliziotti che ci svegliano nel cuore della notte, comportamenti che a volte noi stessi riproduciamo e dispositivi che ci tengono divisi.

Dagli arresti del 26 gennaio le misure restrittive sono state dure, tenendo ancora in carcere quattro compagni a distanza di quasi cinque mesi, censurando le corrispondenze, respingendo richieste di permessi. L’accanimento repressivo dimostra quanto la lotta No Tav faccia paura, perché capace di rendersi offensiva e non solo resistente, continuativa ma anche attraversata da momenti di accelerazione.

Ipotesi su una difesa collettiva

A Milano alcuni imputati del processo No Tav si sono incontrati con altri compagni per iniziare a confrontarsi su come affrontare il processo che inizierà il 6 luglio al tribunale di Torino.

La volontà di costituire un’unità al processo, non è solo una scelta di difesa ma una possibilità d’attacco, in quanto l’obiettivo della giustizia, come già avvenuto con l’operazione repressiva, è quello di dividerci. Per questo le scelte individuali o le deleghe non consapevoli agli avvocati rischierebbero di depotenziare la difesa collettiva e di prestare il fianco all’accusa.

Unità non vuol dire uniformarsi ad una linea monolitica di difesa o cadere in un frontismo neutro che annulli le divergenze, ma significa arrivare compatti pur nella diversità di posizioni e di sensibilità. L’eterogeneità non deve essere un ostacolo: può diventare un’occasione per elaborare insieme le scelte su ogni passaggio processuale. Il processo dovrebbe essere affrontato con la stessa attitudine con cui il movimento No Tav è riuscito a rimanere compatto nelle sue differenze, anche nei momenti difficili. Così come parte e si torna insieme nei boschi della Clarea, e tra i guardrail dell’A32, con lo stesso spirito dobbiamo affrontare l’infame aula del tribunale.

Difesa comune significa confrontarsi il più possibile tra imputati e avvocati sulle scelte da fare, allargando la presa in carico del processo a tutto il movimento No Tav. Fondamentale è il collegamento con le prossime fasi della lotta, portando tutta la forza che il campeggio saprà esprimere all’interno del tribunale.

Scegliere il rito ordinario è un’occasione per collegare le fasi processuali con la lotta. Andare a dibattimento, portare testimonianze ed elementi difensivi significa entrare in un terreno ostile non come soggetti passivi che attendono il giudizio, ma prendendo parte al processo con lo spirito combattivo che caratterizza il movimento No Tav. Rinunciare a questa opzione e fare la scelta del rito abbreviato preclude ogni possibilità di rendere questo processo un’occasione politica e di rilancio della lotta. Oltre che esporre se stessi e gli altri a rischi maggiori, questo confermerebbe la tesi dell’accusa di trovarsi di fronte ad un movimento frammentato.

Pur consapevoli delle difficoltà soggettive ed emotive che attraversano gli imputati, la posizione più forte che possiamo sostenere è che davanti ai giudici non ci saranno degli individui chiamati a rispondere delle loro azioni, ma un intero movimento di lotta che non si è fermato davanti alle cariche e nemmeno davanti ad arresti e processi.

L’intenzione di questo documento è proporre una discussione rispetto al processo, alle scelte tecniche e un confronto per non arrivare divisi in aula, per non partire già rassegnati alla condanna.


Bell’Asturia!

Posted: maggio 31st, 2012 | Author: | Filed under: General | 1 Comment »

Il potere è logistico - bloccare tutto dappertutto!

...uno spunto già praticato in valle!

Secondo giorno di sciopero nelle Asturie. I minatori continuano a bloccare le strade con le barricate per protestare contro il taglio di fondi nel settore attuato dal governo conservatore di Mariano Rajoy. Ieri in Spagna a Campomanes, vicino a Oviedo, circa 400 minatori hanno bloccato verso mezzogiorno l’autostrada A66 (Asturias-León) per protestare contro i tagli del governo nel loro settore. I manifestanti hanno bloccato l’autostrada in ambo i sensi e sono stati affrontati dalla polizia, che avrebbe sparato alcuni proiettili di gomma per disperdere la folla. Non si ha notizia di feriti. I minatori hanno bloccato anche un’altra strada più piccola, parallela alla A66. Altri otto si sono barricati per protesta a circa 3mila metri sottoterra, in una miniera di carbone a Santa Cruz del Sil, vicino a León (nel nord della Spagna), e hanno detto che continueranno la loro protesta anche nei prossimi giorni. Partita da Chianocco, passando per Oviedo, la pratica del blocco e dell’autorganizzazione si diffonde ad alta velocità, anche nelle altre lotte. Se il potere è anche materiale, la strategia del blocco va ad attaccare il suo fianco debole, la circolazione e la logistica. Portare la valle ovunque, rendere la lotta contaminante.

Da Chianocco a Campomanes... portare la valle ovunque!

fonte: http://www.ilpost.it/2012/05/30/le-proteste-dei-minatori-in-spagna/spanish-civil-guards-fire-rubber-bullets-6/


Video lettera da un No Tav in carcere

Posted: maggio 24th, 2012 | Author: | Filed under: General | Tags: , , , , , , | 1 Comment »


21 aprile – Straight outta Ramatz

Posted: aprile 16th, 2012 | Author: | Filed under: General | No Comments »

CONCERTO HIP HOP in piazza per rilanciare la lotta NoTav e per ribadire la solidarietà con i compagni e fratelli arrestati
CELO MAU LOLLO NIC LIBERI SUBITO!
tutto il ricavato andrà alla Cassa di Resistenza NoTAV

Dalle ore 18 writing session aperto a tutti
a seguire +

*ABAN che presenterà il nuovo disco ORDINARIA FOLLIA
http://aban.sudestrecords.com/

*SERPE IN SENO da roma ,
http://www.youtube.com/watch?v=A2hUAZon4kA

*C.O.V da milano ,
http://www.youtube.com/watch?v=MtnBK1jMmPY

*SIGNOR K da bergamo,
http://www.youtube.com/watchv=IdntOXgw2_g&feature=relmfu

*TDS CREW da martinsicuro
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=CvWMIfQXTnQ

nonostante la povertà…EVENTO GRATIS!
LA LOTTA NON TAV NON SI ARRESTA – NON CI FERMERETE


21 Aprile – TAV e San Vittore, due grandi opere da abbattere

Posted: aprile 16th, 2012 | Author: | Filed under: General | No Comments »