Lione in solidarietà a Luca e ai No Tav
Posted: febbraio 29th, 2012 | Author: rivolta | Filed under: General | 1 Comment »Una trentina di persone si è trovata questa mattina per scrivere sul consolato italiano a Lione in solidarietà alla lotta contro il Tav e a Luca, in coma a seguito di una caduta da un traliccio dell’alta tensione durante lo sgombero della baita Clarea.
Alcune foto dell’azione:
Mele marce al blocco dell’autostrada in Val Susa
Posted: febbraio 29th, 2012 | Author: rivolta | Filed under: General | No Comments »Dall’inizio del blocco dell’autostrada A32 Torino – Bardonecchia alcuni No Tav hanno notato un camioncino di frutta e verdura fermo sulla strada. Dopo due giorni di sosta è probabile che qualche frutto fosse già marcio. Infatti è così, oggi aperto il telo ecco scoperte due mele marce, vestite di blu con dei microfoni direzionali puntati verso i manifestanti. Ai No Tav non la si fa sotto il naso, soprattutto all’olfatto contadino.
Lecce – No Tav bloccano un freccia argento diretto a Roma
Posted: febbraio 29th, 2012 | Author: rivolta | Filed under: General | No Comments »Il blocco si diffonde per tutta la penisola.
A Lecce una ventina di No Tav bloccano la partenza di un freccia argento per una cinquantina di minuti.
http://www.lecceprima.it/cronaca/no-tav-lecce-28-febbraio-2012.html
Lettera da Marcelo a Luca dal carcere di San Vittore
Posted: febbraio 28th, 2012 | Author: rivolta | Filed under: General, Testi | No Comments »Un compagno, un No Tav, sta lottando in questo momento con tutte le sue forze per la vita, così come ha sempre fatto, questa volta la vita però è la sua.
Lunedì mattina ha cercato di resistere alle forze d’occupazione che provavano ad allargare ancora una volta la “caserma” che qualcuno chiama “cantiere”. Ha deciso di salire su un traliccio ad alta tensione con l’obiettivo d ritardare il più possibile l’azione infame della polizia.
Poco importa se a causare la terribile caduta sia stato l’intervento di un agente di polizia o la perdita d’equilibrio. Ciò che è successo mostra ancora una volta la fera faccia della militarizzazione in atto in Val Susa.
A Luglio un’anziana venne uccisa da un mezzo delle forze d’occupazione, centinaia di No Tav sono rimasti feriti durante le varie manifestazioni in valle, ora è toccato a Luca.
La vita di un uomo viene meno davanti agli sporchi affari delle mafie governative, in fin dei conti i poliziotti stanno facendo il loro “lavoro”.
Nessun giudice riterrà mai necessario condannare le forze d’occupazione perché hanno bisogno di assicurare l’impunità a chi garantisce che la macchina di morte chiamata Tav continui la sua corsa e soprattutto perché la magistratura non è neutra ma parte in causa, in difesa di ciò che chiamano “progresso”.
Forza Luca, vincerai anche questa battaglia, siamo tutti con te.
Da San Vittore , alla Val Susa, un unico grido:
A SARA’ DURA!
Sgombero Baita Clarea – Notizie di Luca – Appuntamenti in tutta Italia
Posted: febbraio 27th, 2012 | Author: rivolta | Filed under: General | No Comments »Stamattina, durante lo sgombero della baita clarea, nell’aria da giorni, Luca Abbà, per resistere il più a lungo possibile si è arrampicato sul traliccio prospiciente la baita . Uno sbirro o carabiniere arrampicatore ha provato a inseguirlo sul traliccio per farlo scendere. Sentendosi pressato Luca ha provato a salire più in alto. A quel punto i compagni presenti hanno visto Luca illuminato da una scossa di corrente elettrica. Poi è caduto a peso morto sui sassi, di sotto. Gli sbirri non hanno permesso ai compagni di avvicinarsi
All’inizio sembrava del tutto privo di coscienza e si temeva il peggio, poi dopo un po’ qualcuno ha notato dei movimenti agli arti inferiori. Ma ancora a nessuno era permesso avvicinarsi. Nessuna ambulanza è stata fatta avvicinare PER PIU’ DI MEZZ’ORA. Malgrado i compagni le vedessero chiaramente pronte dall’altra parte della recinzione, evidentemente non le facevano arrivare. Poi dopo 45 minuti ca. finalmente l’ambulanza,. Luca è stato caricato e con lui è andato un compagno.
SERVONO RISPOSTE IMMEDIATE.
GLI SBIRRI HANNO MESSO IN GRAVISSIMO PERICOLO LA VITA DI UN COMPAGNO.
NON HANNO FATTO ARRIVARE ANCHE SOLO UN MEDICO PER VERIFICARE LE SUE CONDIZIONI.
Iniziative oggi lunedì 27 febbraio:
BOLOGNA - Ore 18 – Piazza del Nettuno
BERGAMO - Ore 19 – Piazza Matteotti davanti al Comune
BRESCIA - Ore 18 – Piazza della Loggia
BUSSOLENO - Ore 18 – Piazza della Stazione
CREMONA - Ore 18 – Piazza Roma
COSENZA - Ore 18 – Piazza 11 Settembre
FIRENZE - Ore 17.30 – Prefettura (via Cavour)
GENOVA - Ore 18 – Prefettura (largo Eros Lanfranco)
L’AQUILA - Ore 16 – Appuntamento organizzativo a Casematte
- Ore 18 – Piazza Regina Margherita
LATINA - Ore 18.30 – Giardini Pubblici
MANTOVA - Ore 18 – Prefettura (via Principe Amedeo 32)
MODENA - Ore 18 – Piazza Torre
MILANO - Ore 14.30 – Appuntamento organizzativo in Università Statale
- Ore 18 – Piazza San Babila
NAPOLI - Ore 16.30 – Piazza Trento e Trieste
NOVARA - Ore 18 – Piazza Cavour
NUORO - Ore 18 – Piazza Sardegna (Quadrivio)
PADOVA - Ore 18 – Prefettura
PALERMO - Ore 18 – Prefettura (via Cavour)
PERUGIA - Ore 19 – Piazza IV Novembre
PISA - Ore 18 – Logge dei Banchi
REGGIO EMILIA - Ore 18 – Prefettura
ROMA - Ore 15 – Assemblea cittadina alla Facoltà di Fisica de La Sapienza
SALERNO - Ore 19 – Stazione Centrale
TORINO - Ore 13 – Prefettura
- Ore 15.30 – Comune di Torino
TRENTO - Ore 19 – Piazza del Duomo
VICENZA - Ore 18 – Piazza Castello
Tutto il mondo in un frammento – Tre ipotesi sulla lotta in Val Susa
Posted: febbraio 25th, 2012 | Author: rivolta | Filed under: General, Testi | No Comments »(testo distribuito durante il corteo del 25 febbraio in Val Susa)
Tutto il mondo in un frammento
Tre ipotesi sulla lotta in Val Susa
1. La lotta in Val Susa non è una lotta locale.
Se si vuole continuare a chiamarla così, occorre dare alla parola “locale” tutt’altro senso da ciò che si intende abitualmente. Un punto di forza di questa lotta è la sua capacità di collegarsi con moltissime altre situazioni. Attraverso gli anni si sono tessuti legami, sono state tracciate linee di corrispondenza, si sono scoperti sentieri segreti tra la Val Susa e innumerevoli altri luoghi in Europa. E’ proprio sul suo terreno che la lotta ha già sconfitto il treno ad alta velocità: è stata capace di ridurre le distanze in proporzioni vertiginose – sia tra abitanti della stessa Valle che tra valsusini e “gente da fuori”.
I No TAV hanno tuttavia stretto un rapporto molto intenso con il terreno centrale della lotta, la Val di Susa, costruendo poco a poco una forza d’urto che non si ritrova da nessun’altra parte della penisola.
In una certa misura, i No TAV hanno superato l’opposizione fittizia fra locale e globale. Fittizia nel senso che da una parte non vi è più quasi nessun luogo sul pianeta che non sia connesso ai flussi globali: importazione ed esportazione di merci, imposizione della cultura, della lingua, della sovranità dei colonizzatori, collegamento alle reti telefoniche e informatiche, copertura satellitare, immigrazione ed emigrazione; fittizia anche perché dall’altra parte non vi è nessun potere né nulla che lo combatta che non sia materiale, collocato, che non si esprima nella configurazione fisica, topologica dei luoghi e delle cose.
La potenza che si esprime in Val Susa deriva dal fatto che non si lotta contro delle astrazioni (il Capitale, lo Stato, una legge, l’inquinamento o la mafia per esempio) ma contro la maniera concreta – localizzata – attraverso cui queste astrazioni governano delle vite, configurano degli spazi, diffondono degli affetti.
Cosa vuol dire essere No TAV? Vuol dire partire da un enunciato semplice: “il TAV in Val Susa non passerà mai” e organizzare la propria vita per fare in modo che quell’enunciato si verifichi. Da vent’anni, moltissimi si sono incontrati intorno a questa certezza. Da lì, da quel punto molto particolare su cui non si cederà mai, tutto il mondo attorno si riconfigura. La lotta in Val Susa riguarda il mondo intero, non in quanto difende in generale il « bene comune », ma perché lì viene pensata in comune una certa idea di ciò che è bene. Questa si scontra con altre concezioni, si difende da chi la vuole annientare e si lega con chi si trova in affinità con essa.
2. La Val Susa è parte della metropoli.
La Val Susa viene spesso descritta dai suoi detrattori come un luogo arretrato, popolato da montanari incolti, che rifiutano il progresso riscaldandosi con la legna dei loro boschi sperduti. E’ una falsa caricatura. Allo stesso tempo, molti No TAV veicolano un’altra caricatura, inversa a questa: la Val Susa sarebbe una valle bellissima, selvaggia, vergine, che il mostro del TAV vorrebbe distruggere, sfruttare, annientare. Come nel villaggio di Asterix o il pianeta del film Avatar, si tratterebbe di difendere un territorio incontaminato minacciato dalle forze del male, sbarcate per colonizzarlo. E’ tempo di sbarazzarsi di queste due caricature speculari e affermare chiaramente: la Val Susa è parte della metropoli. E’ un’evidenza che non tutti vogliono ammettere, in valle, ma sopratutto fuori, dove si è diffuso un “mito della valle”.
Chi sono in fin dei conti questi mitizzati valsusini? Quanto sono diversi a priori del resto degli Europei? Non si rincoglioniscono, forse, con la stessa televisione, non mangiano le stesse merendine, non desiderano le stesse merci? I loro figli non giocano, forse, con le stesse playstation? La loro memoria, ancora iscritta negli anfratti di roccia, ricca di storie di eretici, streghe e partigiani è trasformata in folklore dalle guide turistiche e soprattutto privata di ogni potenziale pericolosità storica. La comunità valsusina, se mai fosse esistita, oggi non esiste più. La possibilità di esistere, in quanto tale, è tutta nel suo divenire.
Percorsa da un enorme viadotto autostradale, sfigurata dalle centrali idroelettriche, folklorizzata dall’industria del turismo, per quanto si possa essere affezionati alle acque della Clarea, la Val Susa non è una valle incontaminata, un’isola felice fuori dai flussi di merce che costituiscono la trama del mondo.
Al contrario, la Val Susa è già oggi, TAV o non TAV, un corridoio ad alta portata della rete transeuropea di trasporto merci, e di conseguenza ne sopporta il peso infrastrutturale devastante. Il confine tra metropoli e montagna si è ormai perso nello spazio tempo della logistica, che annulla le distanze, distruggendo ogni prossimità e ogni differenza. Rimane dunque ben poco da “conservare” in questa terra di vigne abbandonate e poli internodali.
Per questo motivo i luoghi che il movimento si è dato nel corso di questi vent’anni, come i blocchi in autostrada, la baita Clarea o il presidio di Venaus, o, ancora più intensamente, esperienze come la Libera Repubblica della Maddalena, non si sono limitati a difendere un “territorio” per come era, ma l’hanno vissuto ed abitato per come poteva essere.
Lo stesso si può dire dei quartieri delle nostre città, che dal punto di vista urbanistico non esistono più, ma nulla (a parte forse la polizia) ci impedisce di provare a viverli come tali.
La lotta non difende un territorio che la precede, ma lo fa esistere, lo costruisce, gli dà consistenza.
3. Che il “cantiere” di Chiomonte non sia nient’altro che una caserma non è un’assurdità.
Anzi, questo fatto mette a nudo l’essenza stessa di ogni infrastruttura, l’indistinguibilità tra il flusso e il suo controllo. Il carattere sempre più immanente, orizzontale, diffuso di questo cosiddetto “controllo”, sempre più introiettato nell’architettura del mondo fisico, sempre più impossibile da isolare dai processi su cui si “applicherebbe”, ci fa riflettere sull’appropriatezza di questa nozione.
A volte ci si domanda: la valle è militarizzata per difendere un cantiere o è questo cantiere, a prima vista privo di senso, ad essere un pretesto alla militarizzazione? Non si sa più chi serve e chi comanda. E sarà sempre di più così, mano a mano che politica ed economia, queste astrazioni tutto sommato abbastanza recenti, si sciolgono in ogni dispositivo, mano a mano che il governo degli uomini si confonde con l’amministrazione delle cose.
L’ordine non è mai consistito nell’impedire la circolazione, ma sempre nel regolare, selezionare. Il TAV non è una macchina di morte, è una macchina che ordina la vita, le dà una certa forma, una certa velocità. E si può dire la stessa cosa di ogni manifestazione del capitalismo nelle nostre esistenze. Non si può più dire che il TAV, o qualsiasi altro abominio, sia inutile, assurdo, insensato. “Di fronte ad ogni dispositivo, la domanda sbagliata è: «a che serve?». La domanda giusta, materialista è invece: «cosa produce, quale operazione realizza questo dispositivo?”.
La linea ad alta velocità è ideologia materializzata. La concretizzazione, fatta di cemento, d’acciaio e di divise blu di una concezione del mondo del tutto estranea a noi ma che non possiamo permetterci di non capire. Le lunghe liste di ragioni contro il TAV descrivono un’opera priva di senso, anche da un punto di vista statale o capitalistico. Senza nulla togliere all’utilità di tali documenti, per propagare la diffidenza nei confronti del progetto, occorre fare un passo in più e cercare di decifrare la logica dietro quell’infrastruttura apparentemente illogica. Ci manca spesso il linguaggio per farlo, le giuste categorie, abituati ad esprimerci nell’inadatto gergo politico del secolo scorso. Ma vale la pena sforzarsi, perché scoprendo i principi che reggono questo mondo nel cuore della sua infrastruttura potremmo anche trovare la formula per rovesciarlo.
Ogni governo è tecnico, il potere sta nelle infrastrutture. Blocchi ovunque, autonomia diffusa.
Lettera da Giorgio dal carcere di Saluzzo
Posted: febbraio 24th, 2012 | Author: rivolta | Filed under: General, Testi | No Comments »Saluzzo, 17 febbraio 2012
Cari compagni/e
In questi giorni, per cause di forza maggiore, ho dovuto confrontarmi non tanto con i processi collettivi che necessitano di un lavoro continuativo di comunicazione, di relazioni sociali, di organizzazione, ma con il tempo, spazio importante in luogo chiuso di per sé come il carcere. Dieci giorni alle vallette, dieci giorni a Saluzzo, con trasferimenti, cambi cella, udienze varie. Tocca allora annoiarvi con le mie piccole disavventure di prigioniero, cosa che non apprezzo per nulla, l’individualismo come autosoddisfazione esistenziale non mi appartiene, anzi al culto individualista preferisco di gran lunga la forza e il valore del collettivo.
Bando alle chiacchiere, andiamo ai fatti. Mercoledi sono stato convocato in un ufficio per il consiglio di disciplina. Oltre al direttore c’erano il comandante, il suo vice, due brigadieri, una dottoressa in camice (poteva essere anche una psicologa). Vi evito tutta la discussione, non esaltante, in cui mi sono trovato immerso. Non ci capivamo su nulla, nemmeno sui termini. Gli agenti carcerari io li chiamo guardie; per loro sono assistenti, quasi quasi sono delle crocerossine al servizio dei detenuti e siamo finiti alle comiche con i “rapporti” inviati dalle vallette che affermavano che avrei aizzato i detenuti con frasi ad effetto del tipo “basta, rivoltiamoci tutti, guerra allo stato”. Balle e frasi senza senso che né io né Tobia abbiamo mai detto. Dopo quindici minuti sono stato congedato. Alla sera mi hanno notificato la “sentenza”: 3 erano i rapporti punitivi, 5 giorni di isolamento per rapporto – totale 15 giorni di isolamento. Il bello è che sono già in una sezione di isolamento, che a causa del sovraffollamento sono state raddoppiate (si sta in due per cella).
Oggi venerdi l’ispettore mi ha fatto sapere che il provvedimento sarà esecutivo quando si libererà una cella. Dovrò stare da solo, chiuso tutto il giorno, senza nessuna “attività comune”. Qui vuol dire stare in corridoio alcune ore a giocare a carte e a chiacchierare. Nessun problema. Non sanno che sono ben temprato.
Molti anni orsono, nel 1979, quando avevo 16 anni sono rimasto 35 giorni in una cella di sicurezza al nucleo operativo cc alla caserma Cernaia (lato via Valfrè), in un seminterrato dove la cella (ma forse era meglio chiamarlo buco) con un tavolaccio in legno come branda che occupava il 90% dello spazio, una coperta, nessuna finestra, luce accesa 24 ore su 24, senza mai vedere la luce del sole, senza lavandino, bagno in cella, nessuna possibilità di fare una doccia, con il pasto che arrivava alle nove tutti i giorni e con un solo libro (Cent’anni di solitudine di Garcia Marquez).
A proposito, qui in sezione “isol.”, oltre al barbiere, viene il bibliotecario che stamattina ha portato la lista: c’era pure il libro di Marquez, domani lo porta e lo rileggerò volentieri, insieme al libro che ha spedito Gigi di Lukacs”Lenin teoria e prassi di un rivoluzionario”, quando mi metteranno (quando nessuno lo sa).
Mi porterò anche la radio che i detenuti della sezione che hanno sentito il presidio di domenica mi hanno fatto gentilmente avere. Dove siamo noi, dalla porte opposta, nessuno l’ha sentito ma grazie di cuore lo stesso. Chi mi conosce sa che non sono un complottardo, non vedo nessun trattamento persecutorio dietro questo. E’ il meccanismo carcerario che costruisce queste situazioni. Con una premessa però: tutto parte dalle quattro paginette del direttore Buffa. Nella prima mi dipingevano come un pericoloso sobillatore; nelle altre tre c’erano i rapporti punitivi dell’1-2 e 7 febbraio. Dopo tutto diventa automatico. O vai lì a piagnucolare, a elemosinare qualcosa e accetti il meccanismo della premialità, dei benefici, o vai incontro alla punizione. Quattro sono i livelli punitivi previsti dal consiglio di disciplina: 1.richiamo; 2.ammonizione; 3.esclusione dalle attività ricreative e sportive; 4.isolamento da tutte le attività in comune. Nel quarto caso, che è il mio, non può superare i 15 giorni. Dopo questi livelli punitivi si va al 14bis regime di sorveglianza particolare fino a 6 mesi di durata, poi c’è il 41bis.
A Saluzzo non c’è il degrado delle vallette, tutto è più lindo, professionale, efficiente e nella sezione a fianco ci sono detenuti a regime speciale. Se il nostro lavorante cerca di parlare con loro, rischia un rapporto (è già successo). Se uno litiga verbalmente con una guardia rischia un rapporto, e avanti di sto passo. E’ successo a metà dicembre che un detenuto ancora tra noi indagati/isolati, che esprimeva il suo disagio con gesti individuali è stato raggiunto da un gruppo di agenti (fans delle vecchie famigerate squadrette) che dopo avere chiuso tutti in cella con il blindo, gli hanno dato una “ripassata”, di cui ancora adesso si vedono i lividi sulla testa e un dito rotto. Alcuni giorni dopo lo sottopongono al consiglio di disciplina e gli danno una “ ammonizione” per mettere tutto a tacere. Qualche anima pia si scandalizzerà, ma qui è tutto normale, fa parte del tran-tran carcerario. Simpatici o antipatici, buoni o cattivi, ignoranti (perlopiù) o no, con le guardie il mio atteggiamento è uguale: distacco e indifferenza. Solo con uno ho scambiato un po’ più di chiacchiere in dialetto (piemontese). Secondo lui l’unico simpatizzante no tav. Devo riconoscere che era preparato sull’argomento.
Da quelle poche cose che ho percepito, buona parte dei detenuti nelle sezioni è costituito da soggetti che scontano lunghe pene, da 10 anni all’ergastolo. Vi farò avere un loro documento nei prossimi giorni. Hanno un’idea fissa per la testa: Pannella e radio radicale, che ascoltano con ossessione. Quando hanno sentito la musica del presidio, hanno pensato subito che fossero i radicali (non sapendo della mia presenza). Ma poi hanno capito che erano i No tav. L’amplificazione si sentiva bene, sono stati molto contenti.
Ci sono compagni/e che si sforzano con tenacia e generosamente di seguire la realtà carceraria, sovente usando lenti offuscate dall’ideologismo e dalle facili certezze. Per non andare incontro a cocenti delusioni bisogna confrontarsi con il materialismo della realtà e con le contraddizioni che in carcere sono più vive che mai.
Chiudo con un aneddoto di Antonio Gramsci:
La cella riceve una luce che sta di mezzo tra la luce di una cantina e la luce di un acquaio.
D’altronde, non devi pensare che la vita mia trascorra così monotona e uguale come a prima vista potrebbe sembrare. Una volta presa l’abitudine alla vita dell’acquaio e adattato il sensorio a cogliere le impressioni smorzate e crepuscolari che vi fluiscono (sempre ponendosi da una posizione un po’ ironica), tutto un mondo incomincia a brulicare intorno, con una sua particolare vivacità, con sue leggi peculiari, con un suo corso essenziale. Avviene come quando si getta uno sguardo su un vecchio tronco mezzo disfatto dal tempo e dalle intemperie e poi piano piano si ferma sempre più fissamente l’attenzione. Prima si vede solo qualche fungosità umidiccia, con qualche lumacone, stillante bava, che striscia lentamente. Poi si vede, un po’ alla volta tutto un insieme di colonie di piccoli insetti che si muovono e si affaticano facendo e rifacendo stessi sforzi, lo stesso cammino. Se si conserva la propria posizione estrinseca, se non si diventa un lumacone o una formichina, tutto ciò finisce per interessare e far trascorrere il tempo.
Un saluto a tutti e a tutte.
Giorgio
25 febbraio: manifestazione nazionale in Val Susa. Si parte e si torna in treno!
Posted: febbraio 23rd, 2012 | Author: rivolta | Filed under: General | No Comments »Da Milano l’appuntamento per andare alla manifestazione nazionale di sabato 25 è per tutte e tutti in Stazione Centrale alle ore 8:00 per prendere il treno per raggiungere la Valsusa.
Altre info: trenixtutti@inventati.org
INFO UTILI:
-23 febbraio, ore 21.30, Cox18, assemblea cittadina NoTav http://lombardia.indymedia.org/node/44221
- Appello del movimento No Tav per la manifestazione del 25 febbraio http://www.notav.info/top/appello-per-una-nuova-marcia-no-tav-in-valle-di-susa-dal-movimento-notav/
- Info logistiche sulla manifestazione del 25 febbraio http://www.notav.info/post/informazioni-logistiche-sulla-manifestazione-del-25-febbraio/







